DOLCETTO D' ALBA GHEDDO
ROCCO DI CARPENETO
I vigneti di Rocco di Carpeneto sono situati quasi al confine con il comune di Rocca Grimalda, su un vasto pianalto del fluviale antico, modellato con dolci vallecole e compluvi appena accennati, a una quota media di 270 metri s.l.m. L’intera zona è storicamente vocata alla viticoltura: “le campagne coltivabili dell’Ovadese presentano molti vigneti. [...] Il terreno, quantunque di natura non fertile, e battuto da venti di mare, ciò non pertanto, mercé una diligente coltivazione, si può dire fecondo. Il principale dei prodotti è quello delle uve: i vini che si fanno con la richiesta diligenza, e si lasciano alquanto invecchiare, pareggiano i vini squisiti e generosi della Francia.”
G. Casalisi, Dizionario Geografico Storico-Statistico-Commerciale degli stati di S.M. il Re di Sardegna, Torino, 1845, Vol. XIII, voce “Ovada”.
L’azienda agricola è giovane, ma la maggior parte dei vigneti sono storici e coltivati biologicamente. C’è un filo conduttore che unisce tutti i vini prodotti da Lidia Carbonetti e Paolo Baretta e che si potrebbe riassumere in una naturale fruttosità. Potenza della natura che entra in modo differente nei vari vini. I Dolcetti sono spettacolari, polposi, ampi e armonici; la Barbera è potente e persistente, con una elegante vena acida. Questi vini sono il contrario dei vini costruiti e calibrati. Una naturale armonia, frutto della filosofia del produttore che ha valorizzato e giustamente interpretato tutto: i vitigni autoctoni, i vecchi impianti, le vinificazioni tradizionali con lieviti autoctoni e il poco interventismo. Se nella vostra memoria Dolcetto di Ovada significa qualcosa, bevendo i vini di Rocco di Carpeneto vi ricorderete subito il perché. I Dolcetti di Ovada sono unici per intensità e ampiezza e questa azienda contribuisce a ridare la giusta fama a un territorio spesso bistrattato.
“Vorrei essere ricordato solo per una cosa. Per aver contribuito a dimostrare che il Dolcetto è un grande vino. Che non teme confronti con il Barbera e che può invecchiare felicemente” (Pino Ratto)