TREBBIANO D'ABRUZZO BIO 2022 AMOROTTI
TREBBIANO D'ABRUZZO
(Trebbiano 100%)
Fermentazione spontanea senza alcun controllo della temperatura, tutto in legno non tostato, dal primo passo fino alla bottiglia. In sintesi, questo è il "metodo loretese", dove i protagonisti sono i lieviti autoctoni, capaci di creare quell’imprevedibilità aromatica che rende unico il vino. Il risultato è un trebbiano buonissino, che gioca con un equilibrio perfetto tra acidità, mineralità e la polpa della frutta, arricchita da un delicato tocco di camomilla e melissa. A tratti, può sembrare chiuso, quasi ridotto e un po’ inespressivo, ma questa apparente quiete è solo il riflesso della sua grande materia, che lo accompagnerà lungo un lungo viaggio evolutivo. Poi, come per magia, il vino torna a sprigionare tensione, con un dinamismo che destabilizza e, allo stesso tempo, affascina. Impossibile smettere di berlo. Un vero capolavoro.
- Tipologia di vino
- Vino bianco fermo
- Filosofia di produzione
- Biologico certificato
- Regione
- Abruzzo
- Zona di produzione
- Colline pescaresi
- Uve
- Trebbiano
- Nazione
- ITALIA
- Formato
- 0,75 L
- Sostanze o prodotti che provocano allergie o intolleranze
- Contiene Solfiti maggiori a 10 mg/litro in termini di SO2 totale
AMOROTTI
Gaetano Carboni è l'artefice, dal 2016, della rinascita della cantina Amorotti, attiva a Loreto Aprutino sin dal 1800 ma chiusa da ben 25 anni.
Potrebbe sembrare la bella storia delle vigne del nonno recuperate, ma fortunatamente è molto di più. Da un lato c’è il valore culturale di voler recuperare il palazzo e la cantina per farla funzionare come in origine, sia per ripopolare il centro di Loreto e le attività, sia per la ricerca di una codifica di un metodo di produzione tipico di Loreto. Dall’altro lato, c’è la volontà di riscoprire le proprie radici, riprendendo in mano l’attività di famiglia (da parte della nonna).
Lo stesso Gaetano è il fondatore del centro culturale rurale Pollinaria, e la sua famiglia ha riportato in vita un opificio oleario creato negli anni Ottanta del XIX secolo da un proprio avo, trasformandolo in un museo dell’olio.
È all’interno di questa visione che, coadiuvato dalla scompagna e sommelier Hela Bonaci, è nato il progetto di produzione vinicola. L’idea non era solo quella di fare un vino come una volta, ma di capire quale fosse l’intervento dell’uomo per guidare la fermentazione verso un vino espressivo. La prima fase si è concentrata sul restauro della vigna, convertita in biologico, e successivamente è stata codificata la metodologia di vinificazione tipica di Loreto. Niente tecnologia, fermentazione spontanea e tutto sempre in botte di legno.
La questione dei lieviti spontanei non è un vezzo alla moda, ma lo strumento che dà al vino un’espressione caratteristica. E così, i vini, dalle mille sfaccettature, sono profondi e variegati, ma di grande carattere. Gaetano non ha dubbi: il merito è del patrimonio di lieviti.
Noi crediamo che molto dipenda anche dall’ampia visione del produttore, che pensa il proprio lavoro tra storia e conoscenza scientifica.
